Ci sono fate e fade.
di Fabrizio Valenza
Questa bellissima illustrazione per il primo volume di Storia di Geshwa Olers, Il viaggio nel Masso Verde, è di Fabio Porfidia, in arte Randolfo (Lovecraft vi dice nulla?), uno degli artisti che hanno collaborato per la produzione della saga. L’immagine illustra il momento in cui Geshwa si rende conto che Aissa Maissa non è per nulla una gentile signora che l’ha soccorso nel momento del bisogno…

La dialettica della caverna: regressus ad uterum
Il motivo della discesa nella caverna, ricorrente nella saga, rappresenta il regressus ad uterum necessario per la rinascita iniziatica. Ma a differenza delle caverne platoniche, luoghi di illusione da cui fuggire verso la luce della verità, le grotte di Geshwa Olers sono spazi di verità ctonia, dove la saggezza del femminile primordiale si rivela in tutta la sua ambiguità terrificante.
La caverna di Aissa Maissa, in particolare, non è semplice nascondiglio ma tempio-utero dove si celebrano riti antichissimi. Le stalattiti e stalagmiti, denti della terra-madre, creano una bocca divorante che inghiotte gli eroi per restituirli trasformati – quando li restituisce. Il simbolismo vaginale della caverna, esplicito nelle tradizioni tantriche e implicito nell’iconografia mediterranea, viene gestito con sottigliezza narrativa che evita la volgarità preservando la potenza simbolica.

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