Il ricco patrimonio del folclore italiano tra folletti e spiritelli
Il folclore italiano si presenta come un vasto e complesso arazzo di narrazioni, credenze e figure soprannaturali, profondamente radicate nelle tradizioni locali e spesso intessute con antichi retaggi pagani e successive influenze cattoliche. Al centro di questo patrimonio culturale si trovano i “folletti” e gli “spiritelli”, entità che, sebbene spesso di piccole dimensioni, esercitano un’influenza significativa sull’immaginario collettivo e sulla vita quotidiana delle comunità. Lo studio del folclore in Italia, come in altre parti d’Europa, ha acquisito slancio nel XIX secolo, spinto dall’impulso romantico di riscoprire le radici popolari della cultura. Gli studiosi si sono inizialmente concentrati sulle tradizioni orali quali le storie, i canti e i proverbi.
I folletti italiani condividono caratteristiche comuni con le loro controparti europee, quali il lutin, il brownie, il puck, il goblin e il leprechaun. Sono tipicamente raffigurati come esseri piccoli, sfuggenti e dispettosi, sebbene la loro natura possa variare da aiutanti benevoli a burloni malevoli. Molti di essi sono creature notturne, con il loro mondo che si anima dopo le undici di sera fino a qualche ora dopo la mezzanotte. Una peculiarità distintiva di numerosi folletti è la loro capacità di mutare forma, apparendo sotto diverse sembianze, inclusi animali come cavalli, rane, gatti e serpenti, o persino oggetti, e di alterare istantaneamente la propria statura, potendo crescere fino a dimensioni gigantesche quando si sentono minacciati.
Le loro interazioni con gli esseri umani sono molteplici, e si sviluppano sia nell’ambito della benevolenza che in quello della malevolenza: possono infatti svolgere faccende domestiche, possono portare fortuna, ma spesso rubano e nascondono oggetti, causano disordine o infliggono seri danni. Molti sono associati a luoghi specifici, siano essi naturali come boschi, grotte, fiumi e sorgenti, o domestici come case, stalle e camini.
Da un punto di vista antropologico, possiamo pensare che i folletti e gli spiritelli siano manifestazioni simboliche che aiutano le comunità a elaborare paure e desideri, oltre che la dimensione dell’ignoto. La loro natura ambivalente, a volte benevola e a volte malevola, riflette le intrinseche ambiguità e complessità dell’esperienza umana e del mondo naturale. Per questi motivi (e mettiamoci, in aggiunta, a motivo della loro personificazione di elementi inconsci o di fenomeni inspiegabili) studiarli significa elevare lo studio del folclore da mera catalogazione a comprensione più profonda della cultura e della psicologia umana: le narrazioni popolari forniscono quasi sempre un quadro interpretativo per la realtà.
Caratteristiche generali dei folletti e spiritelli italiani
Le creature del folclore italiano, pur nella loro eterogeneità, presentano un insieme di tratti comuni che ne definiscono l’identità e il ruolo all’interno delle tradizioni popolari.
Origini ed evoluzione
La figura del folletto nel folclore italiano affonda spesso le sue radici in antiche credenze romane, come quelle legate ai Lari, spiriti guardiani della casa. Un’altra componente significativa del folclore italiano è rappresentata dalle “fate”, una versione sud-europea delle fate della tradizione inglese e celtica. Queste figure sono prevalentemente femminili e traggono poteri e aspetto da personaggi della mitologia classica, come le Parche (le tre Moire) e le ninfe che abitano boschi, grotte, fiumi e sorgenti. La persistenza di queste tradizioni per secoli, spesso in parallelo con le credenze cattoliche, testimonia un processo di sincretismo culturale, dove elementi di diverse origini si sono fusi e adattati.
Aspetto e abitudini
Le descrizioni dei folletti variano considerevolmente. Mentre le prime testimonianze, come quelle dell’inglese Gervasio di Tilbury nel XIII secolo, li ritraevano come esseri minuscoli (alti meno di 2 cm), le narrazioni del XIX secolo li descrivono con altezze che vanno da mezzo pollice a 30 cm. Spesso sono caratterizzati da capelli folti, lunghe barbe (talvolta cresciute per secoli), e vestiti di stracci verdi o marroni, completati da un cappello a punta, rosso o verde. Un aspetto interessante riguarda i loro abiti: in molte storie, offrire loro vestiti nuovi provoca la loro scomparsa, elemento che induce a pensare che tale dono venga dai folletti interpretato come un “salario” che conclude il loro servizio o la loro presenza.
I folletti sono noti per la loro incostanza, da cui il termine “folletto” (“folle”, “pazzerello”): possono offrire numerosi servizi un giorno e commettere le peggiori sciocchezze il giorno dopo. Sono spesso misantropi e taciturni, detestano essere osservati o interpellati. Alcuni folletti sono anche creduti responsabili del rapimento di bambini umani, sostituiti con “changelings” (bambini scambiati).
Spiriti domestici e selvatici
Una distinzione fondamentale nel folclore italiano si opera tra gli spiriti domestici e quelli selvatici. Gli spiriti domestici, come il Munaciello, abitano le case e possono portare fortuna o sfortuna ai residenti. La loro presenza è spesso legata al benessere della famiglia. Al contrario, gli spiriti selvatici, associati a boschi, grotte e corsi d’acqua, possono confondere i viaggiatori o fungere da guardiani di spazi naturali.
La relazione tra queste figure e le dinamiche economiche e sociali è evidente in diverse narrazioni. Il Munaciello, ad esempio, è esplicitamente collegato all’improvvisa ricchezza o miseria (“a chi arricchisce e a chi appezzentisce”). Allo stesso modo, il Laurieddhu/Calcaròt può rivelare tesori nascosti , e anche gli Incubi sono associati alla scoperta di fortune celate. Persino il mantello del Salvanèlo è una fonte di potere che, se sottratta, può costringerlo a rivelare un tesoro. Connessione, questa economica, che non è meramente magica: infatti offre un quadro narrativo che serve per interpretare e affrontare le incertezze economiche, i guadagni inaspettati o le perdite, attribuendo tali eventi a un’interferenza soprannaturale anziché al puro caso. In questo modo, il folclore conferisce significato e un senso di ordine alla vita, anche se attraverso una lente magica, svolgendo una funzione cruciale nelle società pre-industriali per la coesione sociale e la gestione psicologica delle difficoltà.
Descrizioni dettagliate degli Spiritelli specifici
Questa sezione esplora le caratteristiche e le leggende associate a specifici folletti e spiritelli menzionati, evidenziando le loro peculiarità regionali e il loro ruolo nel vasto panorama del folclore italiano.
Salbanelli
Nel folclore dell’Italia settentrionale, i Salbanelli sono piccoli spiriti dei boschi, spesso descritti come dispettosi e simili ai leprechaun. Sono considerati i “figli dei Salvanelli”, che a loro volta sono discendenti dei “salvani”. Fanno parte di una più ampia categoria di creature silvane presenti in regioni come il Vicentino, dove le tradizioni orali narrano di essi accanto a orchi e anguane.
La menzione esplicita dei Salbanelli come “figli dei Salvanelli, che sono figli dei salvani” mostra una peculiare struttura gerarchica o familiare all’interno di questa specifica branca del folclore italiano. Non si tratta solo di una convenzione, ma di una vera e propria discendenza da un sistema di entità più antiche e potenti (i salvani) dalle quali derivano gli spiriti minori.

Guriuts
I Guriuts sono una sorta di gnomi cavernicoli, pelosi e scorbutici, originari del Friuli. Si ritiene che facciano parte della “Corte Oscura” durante la caccia selvaggia. Sono noti, tra le altre cose, per proteggere un tesoro sepolto sotto le macerie del Castello di Dierico, tendendo agguati ai viandanti sul sentiero con coltelli avvelenati, colpendo i loro polpacci.
Il legame esplicito dei Guriuts con una specifica località geografica (il Castello di Dierico in Friuli) e un evento storico (il terremoto del ’76 che distrusse il castello) dimostra come il folclore locale non sia astratto, ma profondamente radicato nel paesaggio fisico e negli eventi storici di una regione. Il ruolo dei Guriuts come guardiani di tesori è un classico motivo folcloristico.

Coboldi
Nel folclore italiano, il termine “Coboldo” è spesso utilizzato come traduzione diretta o equivalente del “Kobold” tedesco, uno spirito domestico (Hausgeist) o uno spirito delle miniere, noto per essere dispettoso e poco socievole. Sebbene la tradizione germanica li descriva come benevoli ma inclini agli scherzi, richiedendo offerte (come il latte) e reagendo crudelmente se maltrattati, vi è una limitata evidenza di un’entità “Coboldo” nativa italiana con caratteristiche uniche al di là di questo concetto europeo generale. Sono spesso raffigurati come piccoli diavoli con cappelli conici, scarpe a punta, una coda pelosa e piedi pelosi al posto delle mani, o come piccoli umanoidi con tratti rettiliani/canini in contesti fantasy. Alcune credenze germaniche ne riportano un’origine molto particolare, cioè che siano le anime di bambini morti senza battesimo.
I frammenti indicano chiaramente che il termine “Coboldo” deriva dal tedesco “Kobold” ed è spesso tradotto come equivalente ad altre figure europee come elfi o goblin. Le descrizioni dettagliate fornite si riferiscono principalmente all’entità germanica. Questo fenomeno illustra il prestito linguistico e l’adattamento culturale nel folclore. Sebbene il termine “Coboldo” esista in italiano, le sue caratteristiche specifiche sono in gran parte ereditate dalle tradizioni tedesche.

Salvanelli
I Salvanelli sono creature del bosco, spesso dispettose, considerate i genitori dei Salbanelli e parte della più ampia stirpe dei “salvani”. Una variante specifica, il “Salvanèlo” della regione del Polesine/Adria, è descritta come un piccolo folletto che indossa un cappuccio. Il suo potere è legato al suo mantello, e si può costringerlo a rivelare tesori nascosti se gli viene sottratto il suo magico indumento. È anche noto per essere impertinente con le fanciulle e per rubare.
Il potere del Salvanèlo, legato al suo mantello, e la possibilità di costringerlo a rivelare tesori tramite la sottrazione di tale oggetto , presenta un parallelo diretto con il Munaciello/Laurieddhu che perde il suo potere o viene obbligato dalla rimozione del suo berretto (“scazzettella” / “cappiddhuzzu”). Questo motivo ricorrente di un oggetto magico (cappello, mantello) come fonte del potere di uno spirito e mezzo per controllarlo è un tema significativo nel folclore italiano, che rispecchia il desiderio umano di esercitare controllo su forze soprannaturali imprevedibili: anche gli spiriti potenti possono essere superati in astuzia o manipolati attraverso rituali specifici, concetto e pratica che offrono un senso di padronanza in un mondo percepito come governato da poteri invisibili.

Basadone
Il “Basadone” (“baciatore di donne”) è uno spirito dell’Italia settentrionale che cavalca la brezza di mezzogiorno, rubando baci al suo passaggio. È descritto come un “signore” i cui sudditi sono responsabili dei mulinelli di polvere osservati nei campi, ed è solitamente invisibile. È interessante notare che un vino piemontese è anch’esso chiamato “Basadone Pelaverga”, e il suo folclore suggerisce che sia un afrodisiaco, con “Basadone” che si traduce letteralmente come “amante dell’amore”.
Il doppio riferimento al “Basadone” come creatura folcloristica e come nome di un vino con un folclore associato all’afrodisiaco rappresenta una connessione molto particolare, oltre che affascinante. Il nome del vino, che si traduce in “amante dell’amore”, richiama direttamente il tratto del “baciatore di donne” della creatura. Le antiche figure folcloristiche vengono in continuazione reinterpretate in contesti culturali moderni, come quello del commercio (il marketing del vino). Vi è una continuità della memoria culturale, dove le credenze tradizionali non sono necessariamente dimenticate ma trasformate e dotate di nuova vita, spesso mantenendo un significato simbolico centrale (ad esempio, amore, passione) anche quando distaccate dal loro contesto soprannaturale originale.

Incubi
Nella tradizione romana, l’”Incubo” (dal latino incubare, “giacere sopra”) è una creatura maschile malefica che si posa sui dormienti, provocando un senso di soffocamento o congiungendosi carnalmente con essi. Erano considerati causa di incubi (pavor nocturnus) e di paralisi ipnagogica. Fonti antiche li collegavano anche a divinità rurali (fauni) e a gravidanze indesiderate. Nelle leggende medievali, la loro figura divenne più malevola, e vennero creduti capaci di sottrarre energia dalle vittime, talvolta causandone la morte. È degno di nota che si credeva potessero anche rivelare tesori nascosti. Figure simili esistono nel folclore norreno (Mahr), giapponese (Kanashibari) e abruzzese/marchigiano (Pandafeche o Pantafica), tutte associate alla paralisi del sonno.

Marrauchicchi
Il “Marrauchicchi” è uno spirito presente nel folclore calabrese. È identificato come una variante regionale del più diffuso “Munaciello” o “Monachicchio”, un piccolo spirito domestico spesso dispettoso, però vestiti solitamente con una tunica nera. Sebbene non siano forniti dettagli specifici sul suo aspetto o sui suoi comportamenti unici, al di là della sua classificazione come una sorta di Munaciello calabrese, del Munaciello possiamo dire come sia noto per rubare, donare denaro, portare fortuna o sfortuna, e per il suo aspetto di piccola figura incappucciata che ricorda un monaco. Da alcuni è descritto come un omino alto due palmi, con un berrettino rosso in testa, veloce come il vento e forte come un leone.
Vi sono due specie: quelli « benigni » e quelli « maligni ». I primi apportano la ricchezza e la fortuna, mentre quelli maligni fan continui dispetti agli abitanti delle case in cui si trovano.
Come accade per molti folletti, se si riesce a strappargli di testa il berrettino rosso, diventa umile e sottomesso, promettendo ricchezza e fortuna nel caso in cui gli si restituisca il cappuccio.
Sebbene questo tipo di spirito (spirito domestico dispettoso) sia comune in tutta Italia, il suo nome e le sue minori attribuzioni locali variano a livello regionale.

Ana Sosana
“Ana Sosana” è un “folletto” lombardo. Il suo genere non è chiaramente definito. È specificamente associata ai camini ed è nota per fare scherzi, come gettare sassolini, rami e sterpaglie nelle pentole, rovinando così i pasti. Va osservato come questo spiritello non sia intrinsecamente malevolo e come detesti la violenza e le bugie: le persone oneste possono (forse) farselo amico.
L’associazione specifica di Ana Sosana con i camini e la sua tendenza a disturbare la cucina pone al centro di una certa attività folcloristica il focolare domestico, d’altronde parte centrale e vitale della casa di un tempo.

Calcaròt
Le caratteristiche implicite nel nome (ad esempio, “calc-“, che suggerisce calciare o intrappolare) si allineano con altri spiriti italiani noti. Il “Laurieddhu” (chiamato anche “Lauro” o “Municeddhu” nel Salento), il “Buffardello” e il “Linchetto” sono spiriti domestici piccoli e dispettosi molto simili, presenti in varie regioni italiane. Il “Laurieddhu” è particolarmente ben descritto: piccolo (come un bambino di 3 anni), forte, pesante, spesso peloso, con un aspetto anziano, vestito con abiti scuri, spesso marroni, solitamente scalzo, e indossante uno speciale berretto rosso a punta (“cappiddhuzzu”) che è la fonte del suo potere. È noto per fare scherzi, come sedersi sul petto delle persone durante il sonno (causando difficoltà respiratorie, simile agli Incubi), solleticare i piedi, intrecciare le criniere dei cavalli e nascondere oggetti. Fondamentalmente, è anche un custode di tesori nascosti e può essere costretto a rivelarli se il suo berretto viene rubato. La sua origine è collegata ai “lares” romani. Lo “gnometto” veneto condivide molti di questi tratti, inclusi un cappello rosso, la barba, la capacità di mutare forma e di rubare la memoria.

Calcatrapole
Il folclore abruzzese e marchigiano presenta la “Pandafeche” (chiamata anche “Pantàfica”), un mito nato come interpretazione popolare della paralisi del sonno. Questa figura è descritta come una vecchia donna che si siede sul petto della vittima, immobilizzando braccia e gambe e soffocando le urla. I rimedi includono dormire su un fianco, posizionare un sacchetto di sabbia o legumi accanto al letto (che lo spirito conta per tutta la notte), o offrire vino. Dato il suo nome, il “Calcatrapole” (che suggerisce “chi calpesta trappole” o “chi intrappola”), può essere considerato una variante regionale o uno spirito simile alla Pandafeche che causa disagio o intrappolamento durante il sonno.
In ogni caso, il Calcatrapole è un folletto veronese e bresciano notturno, che in genere vive nei boschi. Essendo invisibile nessuno è stato mai in grado di descriverlo, ma pare che sia particolarmente brutto.

Crocchia-Ossa
Il “Crocchia-Ossa” è un folletto piemontese specificamente noto per nutrirsi di ossa e vivere nei cimiteri, descrizione che lo assimila ad altri folletti spaventosi, inclusi “il mangiatore di ossa”, che si dice vivano nei cimiteri. Viene rappresentato come un nano, con l’aspetto di un vecchio gobbo che si nutre di cadaveri.
Il “Crocchia-Ossa” è un folletto esplicitamente definito dalla sua abitudine alimentare unica: mangiare ossa, forma narrativa che la distingue da orchi genericamente carnivori o da folletti che fanno scherzi. Una specificità, questa, che indica come il Crocchia-Ossa incarni una paura o ansia particolare all’interno di una comunità: quella di non aver pace nemmeno dopo la morte.

Sulla base di questo articolo, ho creato con Gemini un’infografica riassuntiva di alcuni elementi per te.