LA MAGIA E I SUOI CUSTODI: Il mondo dei Maghi in Storia di Geshwa Olers

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Tra potere e corruzione: il volto oscuro della Lingua Onoferica

Nel mondo di Stedon, la magia non è un dono divino né una forza naturale: è un’invenzione umana, nata dall’orgoglio e dalla sete di potere. È la storia di un uomo che osò sfidare la supremazia degli Elfi, creando qualcosa che avrebbe cambiato per sempre il destino dell’umanità.

Le origini: Rolalion e la nascita della Lingua Onoferica

Circa seimila anni prima degli eventi narrati nella saga di Geshwa Olers, nei primi anni del Regno di Euson, un uomo di straordinaria intelligenza chiamato Rolalion si confrontò con una verità insopportabile: gli Elfi possedevano un potere naturale sulle cose che agli Umani era precluso. Divorato dall’invidia e spinto da un’ambizione sconfinata, Rolalion si ritirò nel profondo sud della Penisola Imperiale, oltre il Midistewitr (il Mare di Mezzo), per condurre una ricerca che avrebbe sconvolto l’ordine del mondo.

La sua scoperta fu rivoluzionaria: fondendo la lingua Elfica con l’Arcaico Grodestiano e mantenendo la pronuncia elfica, scoprì che si poteva modificare la realtà stessa. Era come se nel nucleo della lingua degli Elfi risiedesse una potenza che, unita all’abilità linguistica degli Umani, dava risultati insospettati e controllabili. Nacque così la Lingua Onoferica, la lingua della magia.

Quando tornò a corte per mostrare la sua invenzione, Re Eu-Miron lo accolse con orrore e disprezzo. Il suo nome venne trasformato in Eu-Ahalan (in elfico “il Primo Vile”), o Onofererne in Grodestiano Arcaico (da “on-ofer”: senza vero coraggio). Lungi dal sentirsene offeso, Rolalion abbracciò questo nome con orgoglio, trasformandolo in un vessillo della sua grandezza. Ciò che gli Uomini consideravano vile lo aveva reso grande.

Bandito dal Regno di Euson, Onofererne fondò il Camminamento Superiore, la prima scuola di magia, che venne sciolta per decreto regale. Ma il seme era stato piantato. La Lingua Onoferica si diffuse, specialmente tra le popolazioni meridionali più esposte ai pericoli della natura selvaggia. E con essa, si diffuse anche il suo creatore, che nei millenni successivi avrebbe assunto innumerevoli identità: Mantoc il Veggente, Ordàkon signore di draghi, Mantorio III, fino ad arrivare a Ac Sharde, meglio conosciuto come Asshar, membro del Consiglio Magico.

Il vero aspetto di Onofererne, il creatore della Lingua Magica, ai tempi di Geshwa Olers, quando ormai ha più di seimila anni. Appare in questo modo nel settimo volume di Storia di Geshwa Olers, di Fabrizio Valenza: "Il sole sulle bianche torri".

I Camminamenti magici: tra legalità e oscurità

Nel corso dei millenni, i Maghi si organizzarono in Camminamenti, corporazioni che svilupparono approcci diversi alla magia. Ogni Camminamento ha le sue specializzazioni, le sue tecniche, i suoi codici d’onore.

Dopo secoli di abusi e violenze magiche, nel 5510 prima dell’Intesa, il Mago Hando I effettuò una drastica riforma della Lingua Onoferica, codificando i principi del Controllato Utilizzo della Magia. Solo due Camminamenti sopravvissero alla riforma come organizzazioni legali:

  • Il Camminamento della Piuma: l’unico Camminamento legale ai tempi di Geshwa Olers, i cui membri sono chiamati Franil e i cui maggiorenti sono chiamati “maestri”
  • Il Camminamento della Luce: anch’esso legale, i cui maggiorenti sono chiamati “mastri”

Tutti gli altri Camminamenti vennero banditi e dichiarati illegali. Tra questi, il più temuto è il Camminamento della Lucertola Dorata, al quale appartiene Lomorf.

I Camminamenti illegali non rispettano i limiti imposti dalla legge e praticano magie proibite, tra cui la creazione dei Gelehor (Uomini di Fango), esseri artificiali di argilla creati per combattere al posto dei loro creatori. Questa violazione dei confini tra vita e morte, tra naturale e artificiale, è considerata uno degli atti magici più aberranti.

Il prezzo del potere: la corruzione della nebbia

Ogni magia ha un prezzo. Quando un Mago utilizza incantesimi che vanno oltre i limiti del lecito, rischia di cadere nella corruzione della nebbia, un processo che comporta la progressiva perdita della propria umanità.

Esistono tre gradi di corruzione:

  1. Corruzione della nebbia bianca: perdita minore dell’essere
  2. Corruzione della nebbia rossa: perdita intermedia
  3. Corruzione della nebbia nera: perdita massima, che denota la morte progressiva dell’umanità intrinseca del Mago, trasformandolo in qualcosa di totalmente inumano

È ciò che è accaduto ad Asshar/Eu-Ahalan/Onofererne, che dopo cinquemila anni di magia e manipolazioni è divenuto qualcosa di profondamente diverso da un essere umano.


LOMORF: Il Mago del Fuoco e la Lucertola Dorata

In questo scenario di potere e corruzione si inserisce Lomorf, uno dei personaggi più affascinanti e terrificanti della saga. Membro di spicco del Camminamento Illegale della Lucertola Dorata, Lomorf incarna perfettamente il Mago che ha scelto la via del potere senza limiti, pagandone il terribile prezzo.

L’aspetto e i poteri

Lomorf è facilmente riconoscibile per la sua giacca scarlatta, simbolo del fuoco che domina. Alto circa un metro e settanta, porta il corpetto tipico dei Maghi di lunga data, segno della sua esperienza e del suo rango. Il suo volto barbuto è spesso nascosto da un cappuccio, ma sono i suoi occhi a catturare l’attenzione: brillano come braci nell’ombra, emanando un’intensità ipnotica quando è concentrato o in collera.

Lomorf, il Mago del Fuoco, nel primo volume di Storia di Geshwa Olers, di Fabrizio Valenza: "Il viaggio nel Masso Verde". Lo trovi su Amazon.

Soprannominato “il Mago del Fuoco” per la sua straordinaria abilità nel maneggiare fiamme di qualunque tipo, Lomorf possiede poteri impressionanti:

  • Incendio corporeo completo: può far prendere fuoco all’intero suo corpo e alla giacca scarlatta senza consumarsi, utilizzando le fiamme come arma difensiva e offensiva
  • Luminescenza magica: quando usa i suoi poteri, il suo corpo letteralmente brilla di luce rossa, come se un fuoco interno lo rendesse diafano, riempiendo l’ambiente circostante di bagliori
  • Controllo dei fulmini: è in grado di evocare saette dal cielo stellato per colpire obiettivi a distanza con precisione devastante
  • Venature ignee: sotto la sua pelle corrono venature accese che si manifestano quando è in uno stato di agitazione magica
  • Creazione di Gelehor: possiede la conoscenza proibita per creare Uomini di Fango, esseri artificiali vincolati alla sua volontà

Il piano contro Geshwa: la trappola nella fucina

Nel primo volume della saga, Lomorf rivela la sua natura di antagonista metodico e spietato. Insieme ai suoi compagni del Camminamento della Lucertola Dorata – Opomak (il Mago dell’Acqua, dalla pelle trasparente e dalla veste color oltremare) e Ogoroh (il Mago dell’Acido, con la rivoltante giacca verde vescica) – Lomorf attacca la Torre del Pianto, dove il Mago Asshar protegge antichi segreti.

Ma è il suo piano contro il giovane Geshwa Olers a rivelare la sua natura calcolatrice. Lomorf organizza una trappola elaborata e a più livelli:

  1. Utilizza Gelehor camuffati per avvicinare Geshwa: prima un contadino nella vigna che racconta storie sul lupo e sulla guerra per incuriosire il ragazzo, poi Tar Hån, un arciere creato appositamente
  2. Attira Geshwa e il suo amico Nargolìan verso la sua fucina nelle grotte, lontano da occhi indiscreti
  3. Partecipa all’incantesimo su Sobis Lob (Tir Demàr), creando quelle luci magiche che Geshwa e Nargolìan osservano da lontano e che provocano la fuga di molti abitanti di Senfe

Quando finalmente Geshwa e Nargolìan cadono nella sua trappola, Lomorf non esita a mostrare tutto il suo potere. Li immobilizza con un incantesimo che impedisce loro qualsiasi movimento – non possono fare un passo, muovere un braccio, né battere ciglio. Li destina a morire su una pira che lui stesso accende, manifestando la sua natura di Mago del Fuoco in tutta la sua terrificante gloria.

La caduta: sconfitto da un ragazzino

Ma l’arroganza è il difetto fatale di Lomorf. Nel momento del suo trionfo, quando i due ragazzi stanno per essere inceneriti, accade l’impensabile: un’anguana (una creatura serpentiforme dotata di un canto ammaliante) emerge dalla sua tana proprio nella fucina dei Gelehor e si avventa contro il Mago.

La creatura era stata cacciata dal suo rifugio proprio dal luogo in cui Lomorf aveva creato i suoi Gelehor. Con un senso quasi di vendetta, l’anguana lo attacca nel momento cruciale, facendogli perdere la concentrazione sull’incantesimo che teneva immobilizzati Geshwa e Nargolìan. Quando la creatura comincia a cantare, sia Nargolìan che Lomorf cadono tramortiti (Geshwa si era protetto con tappi magici rubati al consigliere magico).

È una sconfitta umiliante per un Mago della sua levatura: essere sconfitto da un ragazzino, grazie all’intervento fortuito di una creatura che lui stesso aveva disturbato. Questo fallimento segnerà il destino di Lomorf.

La punizione di Eu-Ahalan: la gabbia d’oro

Nel secondo volume, scopriamo il terribile prezzo che Lomorf ha pagato per il suo fallimento. Convocato dal suo vero maestro, Eu-Ahalan (nientemeno che Onofererne in persona, il creatore della Lingua Onoferica), Lomorf viene sottoposto a una punizione che supera qualsiasi immaginazione.

Lomorf, il Mago del Fuoco, pietrificato nel secondo volume di Storia di Geshwa Olers, di Fabrizio Valenza: "La faida dei Logontras". Lo trovi su Amazon.

Eu-Ahalan lo imprigiona in una gabbia d’oro e, con un incantesimo di oscura potenza, lo trasforma in una statua vivente di sale grigio. Non è la morte, ma qualcosa di infinitamente peggiore:

  • La sua pelle viene pietrificata, diventando grigia come sale
  • Il flusso del sangue viene immobilizzato, ma non fermato
  • I suoi organi interni sono pietrificati, eppure percepisce ancora il bisogno di respirare
  • Il suo volto barbuto è scolpito in una smorfia di dolore, le mani arpionano disperatamente le sbarre in un gesto congelato nel tempo
  • Percepisce ancora fame, sete e il bisogno di respirare, anche se il suo corpo non ne ha più necessità fisica
  • È in uno stato di continua asfissia: ha la sensazione di soffocare, il bisogno disperato di far entrare aria nei polmoni, ma non può muovere il petto
  • È completamente cosciente: vede tutto, sente tutto, ma non può muoversi, non può parlare, non può morire

Negli occhi pietrificati di Lomorf brilla ancora una scintilla di vita, testimonianza del suo tormento cosciente. Il Mago Ogoroh, osservandolo in questa condizione, prova un misto di compassione e terrore, comprendendo che quello stesso destino potrebbe toccare anche a lui se deludesse Eu-Ahalan.

La liberazione e il ritorno: il Mago rinato dalle fiamme

Nel quarto volume, durante la battaglia di Passo Keleb, Eu-Ahalan decide che è giunto il momento di riutilizzare Lomorf. Ma la liberazione non è un atto di clemenza: è un nuovo ricatto.

Eu-Ahalan si avvicina alla gabbia d’oro, accarezza una delle dita di Lomorf che spuntano tra le sbarre, poi con un gesto brutale spezza una falange del Mago pietrificato. Anche nella sua immobilità forzata, gli occhi di Lomorf vivono di un guizzo, un grido muto di agonia.

Poi, finalmente, Eu-Ahalan pronuncia le parole della liberazione.

Lomorf afferra la falange spezzata mentre il sangue inizia a scorrere di nuovo come se fosse stata aperta una diga, zampillando sui suoi piedi. Prima cauterizza la ferita con una piccola fiamma, poi alza lo sguardo furente su Eu-Ahalan e esplode.

Il suo corpo avvampa di fuoco, una fiamma rossa e crepitante che avvolge lui e l’intera gabbia. Il bagliore rossastro riempie il salone, il calore intenso avvolge tutto come un bozzolo, e le sbarre d’oro si sciolgono attorno a lui, colando in una preziosa pozza liquida ai suoi piedi.

Lomorf, il Mago del Fuoco, si libera dalla gabbia d'oro nel quarto volume di Storia di Geshwa Olers, di Fabrizio Valenza: "La battaglia di Passo Keleb". Lo trovi su Amazon.

“Maledetto…” riesce a dire Lomorf, la voce carica di odio.

Ma quando Eu-Ahalan gli offre una nuova missione – un’altra possibilità di potere e gloria – Lomorf fa qualcosa di sorprendente: si calma. Il fuoco che lo avvolge si spegne, lasciando solo venature accese che corrono sotto la sua pelle come lava in un vulcano addormentato.

Lomorf ha imparato la lezione. Ha compreso che sottovalutare l’avversario – che sia un ragazzo di nome Geshwa Olers o il Primo Mago in persona – può costargli caro. La sua esperienza nella gabbia d’oro lo ha cambiato: è ancora il Mago del Fuoco, ancora potente e pericoloso, ma ora è anche più cauto, più calcolatore.

Insieme a Ogoroh (e dopo la resurrezione magica del cadavere decomposto di Opomak), Lomorf viene inviato a catturare Geshwa Olers durante la battaglia di Passo Keleb. È lì, di fronte all’esercito grodestiano, che Lomorf indossa nuovamente la sua casacca rossa e si prepara a dimostrare di aver imparato dai suoi errori.

Ma Geshwa ora lo riconosce. Ricorda quell’incontro nella fucina dei Gelehor, quando era solo un ragazzo terrorizzato. E Lomorf, vedendolo, ricorda la sua umiliante sconfitta.

Il cerchio si chiude. Il predatore e la preda si incontrano di nuovo.


Il Camminamento della Lucertola Dorata: un’organizzazione nell’ombra

Lomorf non agisce da solo. È membro di uno dei Camminamenti illegali più temuti: la Lucertola Dorata. Questa organizzazione clandestina opera nell’ombra, perseguendo il potere senza limiti morali o legali.

I tre Maghi del Camminamento della Lucertola Dorata che incontriamo nella saga rappresentano le diverse sfaccettature della magia corrotta:

  • Lomorf (Mago del Fuoco): il potere distruttivo elementale
  • Opomak (Mago dell’Acqua): la corruzione che marcisce dall’interno
  • Ogoroh/Dišan di Bierno (Mago dell’Acido): la dissoluzione chimica e la giovinezza senza saggezza

Tutti e tre rispondono a Eu-Ahalan, che li usa come pedine nella sua millenaria partita a scacchi contro il destino stesso.


Riflessioni finali: il volto umano della magia

Ciò che rende Lomorf un personaggio così affascinante non è solo il suo potere o la sua spettacolarità visiva, ma la sua umanità tragica. È un uomo che ha scelto la via del potere, che ha accettato di servire il Primo Mago in cambio di conoscenza e abilità magiche, e che ha pagato un prezzo terribile per i suoi errori.

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