Tra le creature più inquietanti e affascinanti che popolano il mondo di Stedon, Lodo l’Orco emerge come una figura di particolare complessità narrativa. Apparso per la prima volta nel volume “Il viaggio nel Masso Verde”, questo personaggio è l’incarnazione perfetta del confine sottile tra bestialità e umanità che caratterizza l’universo fantasy creato nella saga.
Un mostro dai tratti umani
La descrizione fisica di Lodo rivela immediatamente la sua natura ibrida. Con il corpo gibboso dalla schiena ricurva, le gambe caprine terminate in zoccoli e il petto ricoperto di riccia pelliccia bruna, l’orco combina elementi animaleschi e umanoidi in una sintesi inquietante.
Il suo volto, descritto come quello di “un cinghiale ma con tratti umani”, presenta una fronte larga, un naso ampio e schiacciato e soprattutto quattro zanne bianche acuminate lunghe fino a cinque centimetri che sporgono dalla bocca setolosa. Gli occhi gialli penetranti completano un ritratto che incute terrore ma al tempo stesso esercita un fascino morboso.

Il predatore perfetto
Ciò che rende Lodo particolarmente pericoloso sono le sue capacità predatorie raffinate. L’orco dimostra un’intelligenza tattica notevole. Ecco, infatti, come si presenta a Geshwa Olers, che ha la sventura di incontrarlo durante la sua attraversata del Masso Verde.
- Imitazione vocale: è capace di imitare perfettamente la voce umana per attirare le vittime in trappola.
- Olfatto sviluppatissimo: percepisce non solo odori fisici, ma anche “emanazioni emotive” come cattiveria, avidità e paura.
- Velocità impressionante: corre su zoccoli con “ampie falcate” che non lasciano scampo alle prede.
- Metodicità crudele: lega le vittime “come agnellini” e le trasporta con la “veemenza di un animale imbufalito”.
Una coppia mostruosa
La relazione tra Lodo e Aissa Maissa, la fada con cui convive da secoli, rappresenta uno degli aspetti più disturbanti ma affascinanti del personaggio. Non si tratta di una semplice alleanza predatoria, ma di un legame amoroso autentico che si manifesta attraverso:
- soprannomi affettuosi: Aissa Maissa lo chiama teneramente “essere di pelo e zanne”;
- attrazione fisica e sessuale esplicitamente descritta;
- collaborazione metodica nella caccia e nel consumo delle vittime;
- condivisione domestica nella grotta oltre le cascate di Wyaby.
L’habitat dell’orrore
La grotta di Lodo e Aissa Maissa è diventata uno dei luoghi più iconici della saga. Situata oltre il velo d’acqua delle cascate di Wyaby nel Masso Verde, rappresenta un perfetto esempio di come l’orrore possa annidarsi nella bellezza naturale.
L’arredamento macabro – teschi di bambini accatastati sulle pareti, pentoloni per cucinare le vittime, ossa trasformate in monili – crea un contrasto stridente con la magnificenza del paesaggio esterno, sottolineando il tema ricorrente della corruzione che si cela dietro l’apparenza.

Il terrore che affascina
Uno degli aspetti più intriganti di Lodo è la sua capacità di esercitare un fascino perverso sulle sue vittime. La narrazione evidenzia come il suo “corpo irsuto, animalesco e ben dotato” provochi attrazione anche in chi dovrebbe fuggire terrorizzato. Questo elemento introduce una dimensione psicologica complessa, che porta in evidenza l’attrazione verso il proibito e il pericoloso.
Nel corso della saga, Lodo evolve da predatore territoriale a soldato del male organizzato. Il suo reclutamento da parte di Onofererne per il Camminamento Oscuro rivela aspirazioni che vanno oltre la semplice predazione, sebbene questa vicenda non venga raccontata all’interno dei volumi della saga, ma in un racconto a parte.
- Desiderio di appartenenza: Lodo vuole far parte di una “stirpe” di suoi simili.
- Ambizione di eternità: segue Aissa Maissa verso l’Oxore per vivere “insieme per l’eternità”.
- Servizio a un potere superiore: accetta di servire nel Regno di Makut.
Significato simbolico
Lodo rappresenta la bestialità che conserva memoria dell’umanità. A differenza di altre creature mostruose della saga, l’orco non ha mai completamente abbandonato tratti umani come il linguaggio, le emozioni complesse e la capacità di formare legami affettivi, il che lo rende particolarmente inquietante, perché dimostra come la corruzione possa preservare elementi di umanità trasformandoli in strumenti di male maggiore.
Il personaggio incarna anche il tema del “selvaggio che seduce”, rappresentando il fascino pericoloso di una natura indomita che attrae proprio attraverso la sua mostruosità (mostrando così la derivazione dell’orco letterario italiano, di basiliana memoria, dall’omo selvatico della tradizione letteraria precedente al Seicento). In questo senso, Lodo diventa metafora delle pulsioni più oscure che albergano anche negli esseri apparentemente civilizzati.
Tecniche narrative
Dal punto di vista della costruzione narrativa, Lodo rappresenta un esempio magistrale di come creare un antagonista multidimensionale. Le sue caratteristiche fisiche dettagliate, la psicologia complessa, le relazioni affettive e l’evoluzione nel corso della storia lo rendono molto più di un semplice ostacolo da superare.
La scelta di renderlo capace di linguaggio e emozioni, pur mantenendo la sua natura predatoria, crea quella ambiguità morale che caratterizza i migliori personaggi fantasy. Lodo non è semplicemente malvagio: è un essere che ha fatto scelte specifiche e che vive secondo una logica interna coerente, per quanto distorta.
Conclusioni
Lodo l’Orco rimane uno dei personaggi più memorabili del primo volume di “Storia di Geshwa Olers” proprio per la sua capacità di incarnare le contraddizioni più profonde della natura umana. Bestia e uomo, predatore e amante, mostro e vittima delle circostanze, rappresenta quella zona grigia dove l’orrore si mescola al fascino e dove la civiltà incontra la sua ombra più oscura.
La sua presenza nella saga non si limita a creare tensione narrativa, ma serve a esplorare temi universali come l’attrazione verso il proibito, la corruzione dell’innocenza e la sottile linea che separa l’umano dal mostruoso. In questo senso, Lodo non è solo un orco: è uno specchio deformante che riflette gli aspetti più inquietanti della natura umana.
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