Nel vasto pantheon di creature che popolano il mondo di Storia di Geshwa Olers, poche sono tanto tragiche e terrificanti quanto le Fade. Questi esseri leggendari rappresentano uno degli aspetti più oscuri e profondi della mitologia che permea la saga: la trasformazione dell’amore in odio, della protezione in vendetta, della bellezza in orrore.
Origini e natura
Le Fade sono esseri che abitano le montagne del Regno di Grodestà, creature nate dalla disperazione più profonda. La loro origine è tanto tragica quanto la loro esistenza: si tratta di donne umane che, sopraffatte dal dolore e dalla perdita, hanno subito una metamorfosi che le ha trasformate in qualcosa di completamente diverso da ciò che erano.
Non si tratta di una trasformazione volontaria, né di una maledizione lanciata da esterni. È il dolore stesso, portato all’estremo, a operare questo cambiamento radicale. La disperazione diventa una forza trasformativa così potente da alterare l’anima insieme al corpo.
La metamorfosi del corpo e dell’anima
L’aspetto fisico delle Fade è il riflesso esteriore della loro trasformazione interiore. Dove un tempo c’era un naso umano, ora si aprono due fessure simili a quelle di un serpente. Gli occhi, che forse un tempo erano dolci e amorevoli, sono diventati gialli e rotondi, carichi di una ferocia antica e inarrestabile.
Il corpo mantiene l’altezza originaria, ma assume una postura ricurva che richiama la sinuosità di una vipera. Le braccia, ridotte a ossa dalle quali pende carne flaccida, sono ricoperte di pelle squamosa. I capelli, che forse un tempo erano curati e belli, sono ora setolosi e sporchi, segno di un abbandono totale di qualsiasi vanità terrena.

Il paradosso della collaborazione
Uno degli aspetti più interessanti delle Fade è la loro relazione ambigua con gli esseri umani. Nonostante la trasformazione e l’orrore che incarnano, mantengono “un certo grado di collaborazione residua” con gli umani. È un paradosso che riflette la complessità di queste creature: non sono completamente perdute all’umanità, ma è come se ricordassero ancora la loro passata umanità, come se conservassero tracce del loro passato.
Questa collaborazione, però, è fragile e pericolosa. Come ci insegna la storia della fada Seralda di Neaso, i patti con le Fade vanno rispettati alla lettera. La fada lavava i panni chiari al pozzo del villaggio, un servizio che forniva alla comunità in cambio di una semplice regola: niente vestiti scuri. Quando questa regola venne infranta, la vendetta fu terribile e mortale.
La forza della vendetta
Le Fade possiedono una forza sovrumana e una velocità che sfida ogni logica umana. Quando Seralda scoprì i panni scuri nel bucato, la sua reazione fu fulminea e letale. Riuscì a strangolare il piccolo Ribaldo e a trascinarlo in cima al Vajo Guantale in pochi istanti, una dimostrazione di potenza che va oltre le capacità fisiche normali.
Le loro urla sono un’arma a sé stante: acute, sibilanti, capaci di terrorizzare chiunque le senta. Non è solo il suono a spaventare, ma quello che rappresenta: la manifestazione sonora di un dolore che si è trasformato in furia pura.
Il legame con il territorio
Le Fade vivono in grotte, spesso nelle zone più remote e pericolose delle montagne. Questa scelta dell’habitat non è casuale: riflette il loro bisogno di isolamento, ma anche la loro connessione con gli aspetti più primitivi e selvaggi della natura. Sono creature di confine, che esistono al limite tra il mondo civilizzato e quello selvaggio, tra l’umano e il mostruoso.
Spesso sono associate agli orchi, con cui intrattengono relazioni che rimangono misteriose ma evidentemente durature. Un sodalizio, questo, che le accomuna ad altre creature reiette dalla società umana.
Riflessioni su dolore e trasformazione
Le Fade rappresentano una delle questioni più profonde del tema della trasformazione che troviamo nella saga. La loro esistenza pone domande fondamentali: fino a che punto il dolore può cambiare una persona? Esiste un punto di non ritorno nella sofferenza umana?
In un certo senso, le Fade sono l’incarnazione di una paura universale: quella di perdere completamente se stessi a causa del dolore. Rappresentano ciò che potremmo diventare (da un punto di vista interiore o simbolico) se la disperazione prendesse completamente il sopravvento sulla nostra umanità.
Questa natura tragica le rende particolarmente affascinanti nel panorama fantasy, poiché non si tratta di antagonisti puri, ma di creature complesse che suscitano insieme terrore e pietà. La loro storia è un monito e una riflessione sulla fragilità dell’anima umana.
La fada Seralda, protagonista di una delle storie più toccanti del ciclo, incarna perfettamente questa dualità. Il suo nome è legato a una filastrocca che i bambini cantano, trasformando la tragedia in memoria popolare:
“Anguana Seralda, più madre che fada; l’amore distrugge dei mostri la strada. Madre disperata, anguana Seralda, prodigi ed amore, tutto lei sfalda.”
Conclusioni
Le Fade sono specchi oscuri dell’anima umana, rappresentazioni di ciò che il dolore può fare quando supera ogni limite. La loro presenza nel mondo di Stedon arricchisce la mitologia della saga con una profondità psicologica e un’intensità emotiva che vanno ben oltre il semplice elemento fantastico.
In un’epoca in cui il fantasy spesso si limita a riproporre archetipi consolidati, le Fade rappresentano un esempio di come si possa innovare attingendo alle tradizioni locali e alle paure universali, creando creature che sono insieme antiche e moderne, terrificanti e profondamente umane.
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