Un Ùgure a casa di Geshwa

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L’Italia custodisce uno dei patrimoni folcloristici più ricchi d’Europa, un vasto arazzo di leggende che affonda le radici nell’antichità classica e si intreccia con secoli di tradizioni locali. Tra le creature più affascinanti di questo universo magico troviamo i folletti e gli spiritelli, piccoli esseri che da sempre accompagnano l’immaginario collettivo della penisola.

Questi esseri soprannaturali, spesso di piccole dimensioni ma di grande influenza, rappresentano molto più che semplici personaggi di fiabe: sono manifestazioni simboliche che aiutano le comunità a elaborare paure, desideri e l’ignoto. La loro natura ambivalente – a volte benevola, a volte malevola – riflette le intrinseche complessità dell’esperienza umana e del rapporto con il mondo naturale.

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Gli Augurielli: fonte di ispirazione

Tra i folletti più interessanti della tradizione calabrese troviamo gli Augurielli, creature che hanno ispirato la creazione degli Ùguri nella saga di Geshwa Olers:

Caratteristiche tradizionali degli Augurielli:

Gli Augurielli rappresentano una delle figure più caratteristiche del folclore calabrese, dove godono di particolare popolarità soprattutto nella provincia di Catanzaro. Questi folletti domestici si distinguono per il loro aspetto inconfondibile: hanno un corpo paffuto e rotondeggiante, mentre i loro piedi assumono una forma davvero peculiare, ricordando gli zoccoli di un cavallo. Sulla testa riccioluta portano sempre un vivace berretto rosso, che sembra essere il loro segno distintivo più riconoscibile.

La loro dimora prediletta sono le antiche case coloniche, ma non qualsiasi abitazione: prediligono esclusivamente quelle che ospitano esattamente sette famiglie. Questa specificità numerica non è casuale, ma riflette probabilmente antiche credenze legate alla sacralità del numero sette nella tradizione popolare.

Il carattere degli Augurielli è decisamente complesso e contraddittorio. Da un lato, il loro stesso nome suggerirebbe una natura benigna, legata al portare fortuna e buoni auspici. Dall’altro, mostrano un temperamento decisamente geloso e possessivo nei confronti della loro abitazione. Quando nuovi inquilini si trasferiscono nella casa che considerano loro territorio, gli Augurielli non esitano a mettere in atto una vera e propria campagna di disturbo, tormentando i nuovi arrivati con scherzi e dispetti di ogni genere, come se volessero scoraggiarli dal rimanere.

Una delle caratteristiche più affascinanti di questi folletti è la loro irresistibile attrazione per tutto ciò che luccica. Sono particolarmente attratti dai metalli e da piccoli oggetti preziosi, che collezionano con la passione di veri e propri accumulatori compulsivi. Tutti questi tesori non vengono però lasciati in giro, ma vengono accuratamente nascosti in depositi segreti che solo loro conoscono. La tradizione popolare suggerisce che chi ha la fortuna di scoprire uno di questi nascondigli potrebbe trovarvi oggetti di considerevole valore, rendendo gli Augurielli, paradossalmente, dei benefattori involontari per chi sa dove cercare.

Gli Ùguri in Storia di Geshwa Olers: un’evoluzione creativa

Nella saga fantasy di Fabrizio Valenza, gli Augurielli si trasformano negli Ùguri, mantenendo l’essenza della tradizione ma arricchendosi di nuove sfumature narrative.

Nell’universo narrativo di Geshwa Olers, il personaggio di Harang rappresenta l’incarnazione più compiuta e sfaccettata degli Ùguri, incarnando tutte le caratteristiche distintive di questa particolare specie di folletti con una profondità psicologica che li rende personaggi a tutto tondo.

Una rappresentazione di Harang, il folletto protettore della casa di Geshwa Olers, in Il viaggio nel Masso Verde, di Fabrizio Valenza

Dal punto di vista fisico, Harang presenta un aspetto che colpisce immediatamente per la sua singolarità. La sua figura è piccola e ingobbita, non supera il mezzo metro di altezza, e si caratterizza per una corporatura decisamente tozza e rotonda, dalla consistenza flaccida che gli conferisce un aspetto quasi gommoso. I suoi capelli, crespi e costantemente untuosi, sembrano non conoscere pettine né cura, mentre sulla testa porta un peculiare cappello semisferico che appare letteralmente incollato ai capelli dall’unto che cola dalla sua testa. Una delle caratteristiche più distintive di Harang è l’intenso tanfo di aceto che emana costantemente, un odore così acre da risultare quasi insopportabile per chi gli si avvicina. Le sue mani sono bitorzolute e cicciose, mentre i suoi occhi hanno la particolare proprietà di riflettere la luce come “schegge di riflesso”, creando un effetto quasi ipnotico.

Il carattere di Harang rivela una natura sorprendentemente timida e spaventata, tanto che paradossalmente sembra essere lui il più impaurito nel rapporto con gli esseri umani. Questa caratteristica lo rende immediatamente simpatico e crea un’inversione interessante rispetto alle tradizionali dinamiche tra umani e creature soprannaturali. Nonostante questa timidezza, Harang dimostra una fedeltà assoluta e incondizionata alla famiglia che ha scelto di proteggere, una dedizione che diventa il motore delle sue azioni e delle sue decisioni più difficili. Possiede inoltre la capacità di apparire e scomparire a volontà, preferendo mostrarsi solo a persone specifiche e mantenendo sempre una tendenza a nascondersi nelle ombre, come se la luce diretta lo mettesse a disagio.

Ciò che rende davvero unici gli Ùguri di Valenza sono i loro poteri e capacità che li distinguono nettamente dai folletti tradizionali. Le loro capacità predittive rappresentano forse l’aspetto più affascinante e tormentoso della loro natura: possono infatti vedere eventi futuri, concentrandosi particolarmente sui pericoli mortali che minacciano i loro protetti. Ricevono visioni di minacce imminenti che si presentano alla loro mente come flash improvvisi e spesso traumatici. Tuttavia, questa capacità, lungi dall’essere un dono, si rivela spesso un tormento che li costringe a confrontarsi con dilemmi morali laceranti, sapendo ciò che accadrà ma non sempre potendo intervenire.

La natura duale degli Ùguri emerge chiaramente nel loro ruolo di “Presenze tutelari” delle famiglie. Pur essendo legati da regole ataviche dei clan di folletti che vietano severamente l’intervento diretto nella vita delle persone, sono capaci di infrangere questi comandamenti ancestrali quando si tratta di proteggere i loro protetti. Questa trasgressione, tuttavia, non passa inosservata: subiscono punizioni severe per ogni intervento diretto nella vita umana, creando un costante conflitto tra il loro istinto protettivo e le conseguenze che dovranno affrontare.

La loro connessione con altri mondi aggiunge un ulteriore livello di complessità a questi personaggi. Gli Ùguri appartengono al “mondo sopralunare”, una dimensione parallela e contrapposta a quello “sottolunare” degli umani. Questa particolare collocazione dimensionale li rende capaci di percepire movimenti e cambiamenti nel mondo della magia, fungendo da ponte tra dimensioni diverse e permettendo loro di avvertire pericoli che sfuggono completamente alla percezione umana.

Il dilemma morale di Harang rappresenta uno degli aspetti più affascinanti e umanamente comprensibili della saga. Il suo conflitto interiore si articola su più livelli: da un lato la fedeltà incondizionata verso Geshwa e la sua famiglia, dall’altro il rispetto per le leggi ancestrali del suo clan che gli vietano di intervenire. Questa tensione lo costringe a scegliere continuamente tra proteggere il giovane che ama come un figlio e rispettare le regole che governano la sua esistenza. Ciò che rende Harang un personaggio davvero nobile è la sua capacità di accettare consapevolmente le conseguenze delle sue azioni: sa che ogni volta che interviene per salvare Geshwa dovrà affrontare punizioni severe, eppure non esita a mettere a rischio la propria esistenza per il bene del suo protetto. Questo sacrificio personale, compiuto con piena consapevolezza delle conseguenze, eleva Harang da semplice creatura folcloristica a personaggio tragico e profondamente umano, capace di suscitare empatia e ammirazione nel lettore.

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