Nel cuore della vallata del Midilonge, dove la terra incontra la storia, si apre la tenuta di zia Alsi

Quando si parla dei grandi personaggi della saga Storia di Geshwa Olers, l’attenzione si concentra spesso sui guerrieri valorosi, sui maghi potenti e sui nobili intriganti. Eppure, tra le figure che hanno maggiormente influenzato il destino del Guerriero di Passo Keleb, spicca una donna la cui forza non risiede nella spada o nella magia, ma in qualità ancora più rare: zia Alsi Olers, la padrona di Alsi Fårsy.

Zia Alsi, la padrone di Alsi Fårsy, la tenuta di campagna che accoglie Geshwa e suo padre dopo il loro viaggio nel Masso Verde.

Un rifugio nel caos

La fattoria di Alsi Fårsy non è soltanto una proprietà agricola: è un vero e proprio mondo in miniatura, un microcosmo di ordine e prosperità che si erge come un faro di stabilità in un regno attraversato da conflitti e incertezze. Quando Geshwa e suo padre Sitòr vi giungono dopo il pericoloso viaggio attraverso il Masso Verde, trovano non solo un rifugio sicuro, ma “la corte più bella che Geshwa avesse mai visto”.

La struttura a ferro di cavallo della tenuta, con le sue diverse aree specializzate – dal fienile ben fornito alle stalle organizzate, dal mulino alle zone residenziali curate nei minimi dettagli – riflette perfettamente la personalità di chi la governa: efficiente, accogliente e profondamente umana.

Alsi Fårsy, la tenuta di campagna di zia Alsi. Da Il viaggio nel Masso Verde, di Fabrizio Valenza.

L’arte del comando femminile

In un’epoca in cui l’autorità femminile è spesso relegata ai margini della società, zia Alsi rappresenta un esempio straordinario di leadership naturale. Non ha bisogno di titoli nobiliari o di poteri magici per farsi rispettare: la sua autorità deriva dalla competenza, dalla saggezza pratica e da una forza di carattere che sa imporsi anche sui militari di più alto rango.

Lo dimostra eloquentemente il suo confronto con Ershaec di Ailone nel sesto volume. Quando il generale si mostra impaziente durante il ricongiungimento con Geshwa, lei non esita a metterlo al suo posto con una fermezza che non ammette repliche:

“Non sono ancora così rimbambita da non saper più discernere ciò che potete permettervi per gentilezza da quel che è lecito a un militare nei confronti di un civile come me. Vi chiedo di portarmi il rispetto dovuto.”

Il pilastro della famiglia Olers

Se Sitòr abbandona la famiglia per seguire il suo destino di Predicatore, zia Alsi diventa invece il punto di riferimento stabile nella vita di Geshwa. Il suo affetto per il nipote trascende le convenzioni sociali e i protocolli militari: davanti a lei, un generale dell’esercito viene sempre dopo un Olers.

La sua dichiarazione durante la guerra dei Gelehor racchiude tutto l’orgoglio e l’amore della stirpe: “Si dà il caso che è un Olers, e gli Olers per me hanno la precedenza perfino su di voi.” Non è arroganza, ma la consapevolezza profonda del valore dei legami familiari autentici.

Uno degli aspetti più affascinanti di zia Alsi è la sua capacità di anticipare gli eventi. Quando Sitòr e Geshwa arrivano alla fattoria, lei li sta già aspettando, sapendo che sarebbero venuti.

La sua fattoria diventa naturalmente un punto di convergenza per i personaggi chiave della saga: dai saltimbanchi della Compagnia del Principe ai cavalieri e ai maghi, tutti finiscono prima o poi ad Alsi Fårsy, attratti non solo dalla posizione strategica, ma dalla sicurezza emotiva che il luogo rappresenta.

L’ospitalità come arte diplomatica

Gestire l’ospitalità in una grande proprietà non è solo una questione di spazi e risorse: è un’arte diplomatica che zia Alsi padroneggia alla perfezione. Quando la Compagnia del Principe arriva chiedendo sistemazione, lei riesce a trovare soluzioni creative che soddisfano tutti, dimostrando quella flessibilità pragmatica che è il marchio distintivo dei veri leader.

La sua capacità di bilanciare le esigenze pratiche con le convenzioni sociali emerge anche quando consiglia a Geshwa di mantenere un certo distacco dai saltimbanchi. Non è snobismo, ma comprensione delle dinamiche sociali: sa che un giovane della sua famiglia deve imparare a muoversi nel mondo rispettando certe regole, anche quando personalmente potrebbero sembrargli assurde.

Da fattoria a roccaforte

L’evoluzione del personaggio raggiunge il culmine nel sesto volume, La guerra dei Gelehor, quando Alsi Fårsy viene trasformata in una roccaforte militare durante la guerra dei Gelehor. Zia Alsi accetta questa trasformazione con la stessa pragmaticità con cui gestisce tutto il resto, ma non senza fare notare le contraddizioni della situazione:

“Ma io non volevo dire che a devastarla saranno i nemici, Cavaliere.”

Una saggezza politica raffinata, la sua: lei ha capito che a volte gli alleati possono essere più distruttivi dei nemici, una lezione che molti nobili di corte non hanno ancora imparato.

La fiducia assoluta

Il momento più toccante del rapporto tra zia Alsi e Geshwa arriva quando lei gli affida completamente la responsabilità della fattoria e di tutto ciò che rappresenta:

“Alsi Fårsy, ora, è nelle tue mani, figliolo. E delle tue mi fido molto più che di quelle di altri valorosi uomini di Grodestà.”

Una dichiarazione di fiducia, ma anche il passaggio di consegne tra generazioni, il riconoscimento che Geshwa è diventato l’uomo che lei sperava diventasse.

In un genere letterario spesso criticato per la rappresentazione limitata dei personaggi femminili quale è il fantasy, zia Alsi emerge come un modello di forza femminile autentica. La sua autorità non deriva da poteri soprannaturali o da bellezza fatale, ma da qualità profondamente umane: competenza, saggezza, capacità organizzativa e, soprattutto, amore genuino per le persone che le stanno a cuore.

Rappresenta quella forma di potere che non ha bisogno di essere ostentata perché si basa su fondamenta solide: la capacità di creare, mantenere e proteggere quello che conta davvero.

L’Eredità di Alsi Fårsy

La fattoria di zia Alsi, infine, non è solo un luogo fisico, ma un simbolo di continuità in un mondo in costante trasformazione. Mentre regni cadono e si alzano, mentre eroi nascono e muoiono, Alsi Fårsy rimane un punto fisso, un luogo dove la terra continua a dare i suoi frutti e dove l’amore familiare resiste alle tempeste della storia. Zia Alsi ci insegna che non tutti gli eroi portano spade o lanciano incantesimi: alcuni semplicemente tengono accesa la luce quando tutto intorno sembra sprofondare nell’oscurità, creando rifugi di pace e stabilità che permettono agli altri di crescere, riposarsi e trovare la forza per continuare il loro cammino.

Nel mondo complesso e stratificato di Grodestà, zia Alsi Olers rappresenta la vera nobiltà: quella che non si eredita con il sangue ma si conquista con le azioni quotidiane, quella che non si ostenta ma si vive, quella che non cerca il potere ma lo esercita naturalmente quando serve.

La sua figura ci ricorda che dietro ogni grande eroe c’è spesso una grande donna che ha saputo creare le condizioni perché quell’eroe potesse emergere. Senza zia Alsi, senza la sicurezza di Alsi Fårsy, senza quell’amore incondizionato ma non cieco, forse Geshwa non sarebbe mai diventato il guerriero leggendario che conosciamo.

In questo, zia Alsi è l’esempio perfetto di come la grandezza vera si misuri non dai gesti eclatanti, ma dalla capacità di essere, ogni giorno, un punto di riferimento solido per chi abbiamo scelto di amare e proteggere.

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