Quando i pregiudizi sociali si scontrano con il destino
Nel ricco mosaico di personaggi che popolano l’universo di Storia di Geshwa Olers, non sono solo gli eroi e i grandi antagonisti a catturare l’attenzione del lettore. Spesso sono proprio le figure apparentemente minori, quelle che compaiono per poche scene ma lasciano un segno indelebile, a rivelare la maestria narrativa di Fabrizio Valenza. Tra questi personaggi spicca la signora Lugosen, una donna che incarna perfettamente i vizi e le contraddizioni dell’aristocrazia grodestiana.
Un primo incontro memorabile
La signora Lugosen fa la sua prima apparizione nel primo volume (Il viaggio nel Masso Verde), durante il soggiorno di Geshwa presso la fattoria di Alsi Fårsy. È qui che assistiamo a una delle scene più emblematiche della saga: la serata di racconti che si trasforma in un microcosmo delle tensioni sociali del Regno di Grodestà.
Quando il giovane Geshwa, ancora sedicenne, chiede il permesso di condividere la sua straordinaria avventura nel Masso Verde, la reazione della signora Lugosen è immediata e brutale:
“Oh no, no! Tu non puoi certo raccontare nulla!”
Queste parole, pronunciate con l’arroganza di chi si sente superiore per diritto di nascita, rivelano immediatamente il carattere del personaggio. Non c’è alcuna motivazione razionale per questo rifiuto: è puro classismo allo stato brado.
Il ritratto di un’aristocratica mediocre
Valenza non risparmia dettagli nel descrivere questa figura, dipingendola con tratti che oscillano tra il grottesco e il patetico. La signora Lugosen è descritta come una donna dall’aspetto “arcigno”, con un’espressione che Geshwa definisce sarcasticamente “da prugna secca”: un’immagine che trasmette immediatamente l’acidità del suo carattere.
Ma è nel momento della fuga dell’anguana che il personaggio rivela tutta la sua meschinità: la vediamo scappare “goffa verso la casa tenendo sollevata la gonna e guardandosi attorno, come se temesse di venire aggredita da un momento all’altro”. È un’immagine che tradisce codardia fisica e una totale mancanza di dignità.
Il peso del lignaggio
Ciò che rende ancora più stridente il comportamento della signora Lugosen è la sua posizione sociale. Attraverso le ricerche genealogiche che Geshwa conduce durante la sua formazione militare, scopriamo che i Lugosen sono una delle famiglie più potenti del regno, “tra i maggiori possidenti terrieri, dopo i Britmar e la famiglia reale”.
Questo dettaglio non è casuale: Valenza ci sta mostrando come il potere economico e sociale non coincida necessariamente con la nobiltà d’animo. La signora Lugosen possiede tutto ciò che la società considera importante – ricchezza, terre, blasone – eppure è incapace di riconoscere il valore umano quando lo ha davanti.
L’eredità familiare
Un aspetto particolarmente inquietante del personaggio è il modo in cui trasmette i suoi pregiudizi alla generazione successiva. Le sue due figlie, sempre al suo seguito, condividono la stessa espressione ostile della madre. Durante la serata di racconti, “Solo la signora Lugosen e le figlie, imperterrite, non abbandonarono la loro espressione da prugna secca” quando tutti gli altri applaudono Geshwa.

Il contrasto con la vera nobiltà
La presenza della signora Lugosen serve brillantemente a mettere in risalto la vera nobiltà di altri personaggi. La reazione di zia Alsi, che difende immediatamente il diritto di Geshwa a raccontare la sua storia, mostra come l’ospitalità e il rispetto per gli ospiti siano valori che trascendono le differenze sociali:
“Signora Lugosen, credo che mio nipote abbia più diritto di lei di raccontare. Voi siete tutti miei ospiti, e lui per di più è – lo ripeto – mio nipote”
Ancora più significativo è il contrasto con il Cavaliere di Britmar, che non solo ascolta con rispetto il racconto di Geshwa, ma lo incoraggia anche a seguire la sua vocazione militare. Qui vediamo come la vera aristocrazia – quella del carattere – sappia riconoscere il valore al di là delle apparenze.
Un giudizio che attraversa il tempo
Il giudizio di Geshwa sulla signora Lugosen rimane costante nel tempo. Anni dopo, quando è ormai un soldato esperto, il suo commento è lapidario ma eloquente:
“Credimi, della conoscenza di certa gente si farebbe volentieri a meno.”
Questa frase rivela come certe impressioni, soprattutto quelle legate all’ingiustizia subita in giovane età, lascino segni profondi nella memoria. La signora Lugosen rappresenta per Geshwa il simbolo di tutto ciò che è sbagliato nell’aristocrazia del suo tempo.
Non è un caso che nel sesto volume, quando Geshwa si trova nel misterioso regno dell’aldilà o del sogno, tra i ritratti che popolano la sua memoria ci sia anche quello della signora Lugosen, “con la sua espressione esattamente quella stizzita che sempre le aveva veduta”.
Questo dettaglio ci dice molto sulla psicologia del protagonista: anche le figure negative hanno contribuito a forgiare il suo carattere, diventando parte integrante del suo percorso di crescita.
Il significato più profondo
La signora Lugosen non è semplicemente un personaggio antipatico inserito per creare contrasto. Rappresenta un aspetto fondamentale della critica sociale che attraversa tutta la saga: la denuncia di una società che confonde il privilegio con il merito.
In un’epoca in cui il Regno di Grodestà si trova minacciato da forze esterne e interne, personaggi come la signora Lugosen incarnano quella debolezza morale che dall’interno corrode le fondamenta della società. La loro incapacità di riconoscere il valore dove realmente si trova è sintomo di una decadenza che va ben oltre le questioni di classe.

Attraverso questo personaggio, Valenza ci offre una riflessione profonda sui meccanismi del pregiudizio e dell’arroganza sociale. La signora Lugosen ci ricorda che il vero nemico dell’eroe non è sempre quello che brandisce una spada o scaglia incantesimi malvagi: a volte è semplicemente l’ottusità di chi non sa guardare oltre le apparenze.
In un mondo fantasy dove spesso i conflitti si risolvono con battaglie epiche, la presenza di personaggi come la signora Lugosen ci rammenta che alcune delle sfide più difficili sono quelle quotidiane, fatte di pregiudizi da superare e di riconoscimento da conquistare.
Conclusioni: l’arte del dettaglio
La costruzione di questo personaggio apparentemente minore dimostra come ogni elemento della saga sia pensato con cura. La signora Lugosen non spreca una sola parola del suo tempo sulla scena: ogni sua apparizione serve a costruire il mondo di Geshwa, a definire i conflitti sociali del Regno e a sottolineare per contrasto le qualità del protagonista.
In fondo, personaggi come la signora Lugosen sono forse ancora più efficaci dei grandi antagonisti nel suscitare l’antipatia del lettore, proprio perché rappresentano vizi e difetti che tutti noi abbiamo incontrato nella vita reale. È questa capacità di rendere universali anche i personaggi più specifici del suo mondo fantastico che rende la saga di Geshwa Olers un’opera che parla a lettori di ogni epoca.
La signora Lugosen ci ricorda che, in ogni tempo e in ogni mondo, il più grande nemico dell’eroe può essere semplicemente l’indifferenza di chi dovrebbe riconoscerne il valore.

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