Il Masso Verde (o, in Grodestiano antico, GroneGor) emerge dalle pagine di Fabrizio Valenza come un massiccio montuoso primordiale, un regno selvaggio che si estende ben oltre quello che l’occhio può percepire dalla pianura circostante. È un territorio antico e misterioso, dove la geografia fisica si fonde indissolubilmente con quella magica, creando un paesaggio che respira di vita propria.
Geografia e paesaggio
Il massiccio si presenta come una corona naturale che domina l’orizzonte, con le sue vette principali – il Monte Shàngil e il Monte Abron – che si ergono come “giganti solitari”, avvolti spesso nelle nebbie e carichi di neve. Il Gavor enìn, “il monte più alto del GroneGor”, svetta come “il becco di un’aquila” tra alberi altissimi, mentre i misteriosi Giganti del Silenzio rappresentano “la parte più antica del Masso Verde”, custodi di segreti millenari della perduta civiltà di Unalion.
Il territorio è attraversato dal fiume Midilonge, che scorre placido tra le sue anse occidentali, e punteggiato dalla Palude di Sobis, luogo di magie pericolose. La varietà del paesaggio è straordinaria: dalle Colline Verdi che costituiscono la punta sud-orientale, alle cascate di Wyaby che brillano come perle nella notte, fino ai fitti boschi dove il sole filtra a fatica tra le fronde creando un gioco di luci e ombre.
Flora e fauna magica
Il Masso Verde pulsa di vita magica. Qui vivono le creature del folklore italiano che l’autore ha sapientemente intessuto nella sua narrazione: anguane che abitano le grotte acquatiche, fade ingannatrici che assumono sembianze di giovani donne per poi rivelare la loro natura mostruosa, orchi dalle zampe zoccolute che inseguono i viaggiatori sperduti.

I folletti popolano ogni angolo del territorio – dagli Ùguri domestici e protettivi alle creature più oscure come i Crocchia-Ossa che frequentano i cimiteri. Gli Ammutantori, Barabanéni, Salbanelli e decine di altre specie creano un ecosistema magico complesso e stratificato, dove ogni territorio è difeso strenuamente dai suoi abitanti soprannaturali.
Atmosfera e simbolismo
Il Masso Verde rappresenta il confine tra il mondo ordinario e quello magico. È un luogo di iniziazione dove Geshwa vive la sua trasformazione da ragazzo a eroe, dove affronta la perdita dell’innocenza e scopre la propria natura. Le foreste cambiano aspetto a seconda dell’osservatore e del momento: ora desolate e minacciose, ora rigogliose e accoglienti, riflettendo gli stati d’animo e le prove interiori del protagonista.
La “bianca roccia a strati” che caratterizza l’architettura locale, i sentieri che si perdono tra la vegetazione, i luoghi sacri come lo Sperone del Cielo da cui si domina tutta la vallata – tutto concorre a creare un territorio che è insieme rifugio e prova, bellezza e pericolo.
Il Masso Verde come crocevia narrativo
Questo territorio non è solo sfondo, ma personaggio attivo della narrazione. È qui che Geshwa incontra il folletto Harang che gli predice il futuro, è qui che affronta le sue prime prove contro le creature magiche, è qui che sperimenta la perdita e il dolore. Il Masso Verde è il grembo primordiale da cui nasce l’eroe, il regno delle prove iniziatiche che forgiano il carattere del protagonista.
La scelta di Valenza di ambientare nel Masso Verde gli eventi formativi di Geshwa si rivela geniale: l’autore ha creato un territorio che unisce la tradizione folkloristica italiana con l’inventiva fantasy, un luogo che è insieme familiare (per i riferimenti alle nostre tradizioni) e completamente nuovo, dove ogni lettore può riconoscere echi delle fiabe della propria infanzia pur venendo trasportato in un mondo completamente originale.
Il Masso Verde rappresenta, in definitiva, l’anima selvaggia e magica del mondo narrativo di Valenza, il luogo dove le leggi ordinarie si sospendono e dove l’impossibile diventa quotidiano.

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