Geshwa Olers, una strada complessa

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Il cammino di un guerriero

di Fabrizio Valenza

Era il lontano 2011 e pubblicavo questo articolo riguardante il nuovo percorso che, dopo quattro anni dall’inizio della sua diffusione in rete, Storia di Geshwa Olers stava intraprendendo. Ne ho eliminato solo alcune parti, giusto per accorciarlo. Per il resto, lo sottoscrivo ancora integralmente.
In principio tutto nacque da un pensiero gratuito di ringraziamento. Sto parlando di Storia di Geshwa Olers. Quando iniziai a scriverla, nel lontano 21 novembre del 1998, non immaginavo che di lì a poco sarebbe diventata la mia storia del ringraziamento, per ciò che nell’arco di un anno da allora avrei iniziato a vivere in ambito spirituale. La mia conversione (ne ho ormai parlato molte volte, e non ritorno sull’argomento). La saga fantasy nacque come impulso del tutto naturale di rendere grazie a Chi era intervenuto nella mia vita, tirandomi fuori da una situazione divenuta insostenibile. Nel romanzo, la mia situazione personale si celava e si camuffava sotto le vicende di questo ragazzo di sedici anni, Geshwa Olers, che si trovava gettato improvvisamente in mezzo alla vita per affrontarla al meglio, sbagliando in continuazione e provocando cose più grandi di lui. Come accade sempre nella scrittura (per lo meno in quella vera, e ho la presunzione di poter dire che Storia di Geshwa Olers è vera scrittura), le vicende narrate si separano sempre di più da quelle che l’autore può aver vissuto, fino a divenire qualcosa di totalmente altro, sebbene un’ombra dell’origine continua a perdurare.

Storia di Geshwa Olers si sviluppò fino a diventare una narrazione in quattro volumi, ai quali, a partire dal 2006, se ne aggiunsero altri tre, per un totale di sette. Un numero che consciamente non vuole avere nessun significato particolare, anche se con il senno di poi potrei dire che nella numerologia ebraica il sette è simbolo di pienezza. Ma queste sono altre considerazioni. L’aspetto più appariscente, tuttavia, di questa saga è determinato dalla peculiarità narrativa. Lo sapevo fin dall’inizio; fin da quando iniziai ad autopubblicare il primo volume lo dissi molto chiaramente: la Storia sarebbe stata di difficile collocazione editoriale per via delle sue peculiarità. Permettetemi di ripeterne alcune.

Via mediterranea – Basata totalmente su leggende italiche e mediterranee, Storia di Geshwa Olers doveva superare questo primo scoglio, dovuto all’impreparazione dei lettori italiani all’utilizzo di mitologia nostrana. Il problema oggi non esiste più, perché la via mediterranea o italica si è diffusa parecchio.

Dio – La presenza dell’elemento cristiano all’interno del romanzo (anche se in forma particolarmente celata e non esplicita) avrebbe sollevato le obiezioni di molti (come in effetti è accaduto). Tuttavia, questo è uno degli elementi che misi da parte, prendendo a viaggiare su una via distorta (come direbbe il C. S. Lewis di Lontano dal pianeta silenzioso), e il cristianesimo interno alla Storia divenne il fulcro su cui far leva per una prima diffusione della saga.

Struttura – Questo è l’aspetto più complesso, probabilmente il più difficile da capire. Storia di Geshwa Olers esula dal classico romanzo, come esula dal classico fantasy. Le apparenze ingannano, e in questo caso devo dire che molti sono stati ingannati (o si sono lasciati ingannare). La saga è un collage di scritti di vario genere, legati a differenti autori immaginari. Non solo i sei autori ai quali sono attribuiti i sette volumi (come specificato nella prefazione del secondo volume, La faida dei Logontras), ma un’infinità di altri autori, di volta in volta semplici testimoni di fatti, studiosi di testi antichi, soldati e via dicendo, concorrendo a comporre un romanzo che travalica la struttura classica. Per dirne una, il terzo volume è formato da tre parti, la prima delle quali è un saggio dell’Oscuro Tearca sull’origine dell’Inferno, la seconda parte è la vicenda narrata del cammino di Nargolìan Asergnac per opera di un anonimo, e la terza parte il testo integrale della Profezia della Voce Alta, risalente a quattromila anni prima le vicende di Geshwa Olers, ma nei cui versi il destino del ragazzo sembra trovare un preannunciato compimento. Perciò tre autori per un solo volume. Sottolineo questo aspetto perché chi si aspetta di leggere un romanzo classico rimane facilmente deluso. Molti dicono ormai da tempo che il romanzo è morto. Io dico che invece è vivo e vegeto, sebbene in grande trasformazione. Oggi non è più il tempo del romanzo strutturato in inizio, sviluppo e conclusione. Oggi la conclusione può essere l’inizio di tutto, l’inizio può diventare la conclusione e lo sviluppo manifestare le infinite sfaccettature della vita quotidiana (basti pensare alla saga della Torre Nera, di Stephen King, il più bel fantasy contemporaneo).

Con questi presupposti non è difficile capire come un editore che voglia investire su una siffatta saga debba avere non solo coraggio, ma anche una buona dose di incoscienza. I primi volumi della Storia sono stati graziati di ben due editori, uno più motivato dell’altro. In maniera particolare Edizioni Domino ha sposato fin da subito la causa del romanzo, dedicandosi per una presentazione al meglio dei singoli volumi. Tuttavia, non posso esimermi dal fare alcune considerazioni, che mi hanno portato a prendere una decisione direi fondamentale, per lo meno per il sottoscritto.

Il mercato editoriale italiano è molto particolare, forse strano. Parte del mercato editoriale sono i lettori, che oggi come oggi non prediligono il fantasy cosiddetto classico (sebbene abbia già specificato che Storia di Geshwa Olers non è un fantasy classico, pur assomigliandovi sotto certi aspetti). Il fantasy italiano non ha ancora conquistato l’autonomia. Non è ancora capace di imporre i propri meccanismi internamente al proprio territorio, e va ancora a rimorchio dei successi stranieri. In una simile situazione per una casa editrice diventa davvero controproducente investire su Storia di Geshwa Olers.

Mai profezia fu più precisa di questa...

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